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COMUNICATO SULLE PIETRE D'INCIAMPO A SCHIO


Il Consiglio Comunale di Schio (VI) ha bocciato una mozione presentata da alcuni consiglieri di minoranza per richiedere l’installazione di alcune pietre d’inciampo davanti alle abitazioni nelle quali risiedevano i deportati politici della città in questione, in seguito deceduti nei campi di concentramento nazisti. Le motivazioni della bocciatura della mozione sono state che “iniziative del genere rischiano di portare di nuovo a odio e divisioni”, perché le pietre d’inciampo hanno un significato “divisivo”.

Le pietre d’inciampo, ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig, sono un monumento diffuso e partecipato che ricorda le vittime della deportazione nazionalsocialista in tutta Europa. Le targhe in ottone ricordano le vittime dei campi di concentramento e di sterminio europei durante la seconda guerra mondiale: tra queste categorie di deportati rientrano gli oppositori politici (tra i quali rientrano dissidenti, comunisti, socialisti), gli ebrei, gli omosessuali, i rom, i sinti, persone con disabilitàe tutti coloro che si opponevano o non rientravano nel sistema di regole stabilite dal Terzo Reich e dai regimi collaborazionisti.

L’idea di Gunter Demnig è di ridare un nome e un’identità agli individui che nei campi di concentramento e di sterminio erano considerate solamente dei numeri, sfruttati per il lavoro coatto in maniera disumana o direttamente destinati alle camere a gas e ai forni crematori.

Le richieste per la posa delle pietre d’inciampo provengono dai famigliari, amici, conoscenti delle vittime o da associazioni e istituzioni. Le memorie famigliari riemerse non costituiscono aspetti divisivi bensì coesivi intorno ai valori di democrazia, libertà e uguaglianza sanciti dalla Costituzione, scritta da tutti i rappresentanti dei partiti antifascisti e delle forze politiche democraticamente elette il 2 giugno 1946.

Il progetto torinese è coordinato dal Museo diffuso della Resistenza in collaborazione con la Comunità Ebraica Torinese, con il Goethe Institut-Turin e con l’Associazione Nazionale ex Deportati (ANED sezione di Torino).

È significativo che un tedesco, figlio di un soldato della Legione Condor impegnata nei bombardamenti a fianco delle truppe franchiste durante la Guerra Civile Spagnola, abbia sentito il bisogno di avviare un progetto artistico per “espiare in qualche modo la generazione dei padri”, conniventi con i reati attuati dalla follia totalitaria nazifascista.

Sostenere quindi che le pietre d’inciampo siano un tema divisivo è sintomatico dell’analfabetismo storico dilagante nella nostra società: possono essere considerate divisive le pietre che ricordano, richiamando la scomparsa di interi gruppi famigliari o di singoli individui colpevoli di essere ebrei, l’aberrazione delle leggi razziali e naziste e poi fasciste?

Per quanto concerne l’Italia i partigiani erano per una grande percentuale giovani che avevano frequentato le scuole fasciste ed erano stati indottrinati e socializzati all’interno del sistema di valori del regime fascista. Tra coloro che dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, decisero d’imbracciare le armi vi erano gli stessi studenti che, solo in seguito, durante l’esperienza in banda in montagna, si formarono politicamente. Tra questi vi erano comunisti, cattolici, socialisti, azionisti di Giustizia e Libertà, anarchici e monarchici. Quindi sostenere che la Resistenza sia un valore condiviso da una sola parte degli italiani è un errore storico, non un’affermazione politica.

Il Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà